2019

Ritorno a casa.

Se momentaneamente o per sempre ancora non lo so nemmeno io.

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Digressioni

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Img By Web

 * * * )O( * * *

Oggi navigo un tantino nell’evanescenza. Ogni tanto sprazzi di concretezza mi illudono di essere realmente materia ma dopo pochi istanti quella certezza si sgretola in milioni di pezzettini che si ricompongono inevitabilmente in un’altra me.

O almeno, io credo sia un’altra me ma in realtà è solo una sfaccettatura caratteriale (e psicologica) che si fa predominante di conseguenza sono sempre io.

Ho anche pensato di tornare al mio vecchio blog, il primo ed unico ma non lo so se mi ci sento ancora comoda dentro. Non ho ancora recuperato quella positiva spensieratezza pessimista ed è colpa mia, lo so, ma così è.

Mi sono appena versata un bicchiere di Barolo (anno 2013, Alte Rocche Bianche, regalato da non mi ricordo chi) e non mi dilungo sul fatto che sia un vino piemontese né tantomeno che sia notoriamente avvinazzata (con moderazione, sia ben chiaro, o quasi) tuttavia non aiuta ad indicarmi la via.

Allora lasciamoci andare a questa benevola digressione. Sto scrivendo un libro, lo sapevate (sempre che qualcuno legga e possa fregiarsi della consapevolezza di sapere o di non sapere)? No non lo sapevate. Però io so cosa state pensando: eccone n’artra va.

E potreste avere pure ragione. Però sono un paio di anni che ci aggiungo man mano un pezzo e prima o poi la fine troverà la luce. Chissà se quel professore che mi spingeva a scriverlo tanti anni fa è ancora vivo per poterglielo dire. Sarebbe contento, sicuramente. E forse sarebbe l’unico a leggerlo, perché si, non lo sto scrivendo con l’intento di propinarlo a chiunque, principalmente lo sto scrivendo per me stessa. Solamente per poi rileggerlo alla fine ed assorbirlo con un palato acerbo ed altrettanti occhi.  Perché, allora, lo sto dicendo/scrivendo alla portata di chiunque? Perché in fondo il titolo di questo post è: digressione, e Dio non voglia non onori il termine letteralmente.

Che cosa volevo dire…ah si. Buona Immacolata eh. Lo avete fatto l’albero? Io si. Ma stavolta piccolo. E bianco. Pieno di lucine e campanellini. Sette gufetti (si sono fissata col numero 7) e palline rosse e dorate. Tutto ine, tutto ini. Melenso veh? E non ho ancora messo sotto il presepe. Anzi, devo ricordarmi di comprare anche quest’anno un personaggio. Perché è tradizione. O superstizione, non ve lo so dire, a volte le cose si confondono.

Che ora s’è fatta? le 19,15. E va beh, bisogna iniziare a cucinare vah.

Buona cena e buona Immacolata. Ve l’avevo già detto? Scusate, ma a volte le sfaccettature che si ricompongono non si ascoltano.

 

 

Errando si sogna

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Don Chisciotte by Gevorg

A tutti gli illusi, a quelli che parlano al vento.
Ai pazzi per amore, ai visionari,
a coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno.
Ai reietti, ai respinti, agli esclusi. Ai folli veri o presunti.
Agli uomini di cuore,
a coloro che si ostinano a credere nel sentimento puro.
A tutti quelli che ancora si commuovono.
Un omaggio ai grandi slanci, alle idee e ai sogni.
A chi non si arrende mai, a chi viene deriso e giudicato.
Ai poeti del quotidiano.
Ai “vincibili” dunque, e anche
agli sconfitti che sono pronti a risorgere e a combattere di nuovo.
Agli eroi dimenticati e ai vagabondi.
A chi dopo aver combattuto e perso per i propri ideali,
ancora si sente invincibile.
A chi non ha paura di dire quello che pensa.
A chi ha fatto il giro del mondo e a chi un giorno lo farà.
A chi non vuol distinguere tra realtà e finzione.
A tutti i cavalieri erranti.
In qualche modo, forse è giusto e ci sta bene…
a tutti i teatranti.

(Corrado D’Elia, regista, attore e drammaturgo)

23 luglio 2018

conchiglia°
Mi hanno portato una conchiglia.
Dentro canta
un mare di carta.
Il mio cuore
si riempie d’acqua
con pesciolini
d’ombra e d’argento.
Mi hanno portato una conchiglia“.
°°ƒє∂єricσ gαrciα ℓσrcα°°
°

Anche quest’anno è arrivato il momento.
Se sia diverso dall’anno scorso: no, di base non lo è.
Forse due pensieri in più, non di meno.

Oggi è un giorno d’estate atipico o forse non lo è e sono soltanto io a vedere questo cielo grigio riflettere un’ombra poco confortante sui miei pensieri.
Ombrosità.
Svirgolano come volute di fumo in nuvole effimere, dai contorni poco definiti, trafitte da raggi di sole vagabondi ed illusori, che scompaiono poco dopo aver illuminato uno spiraglio fantasma che tosto si evolve in forme evanescenti e a tratti punitive.
Punitive di pensieri che vorrebbero, dovrebbero essere ottimisti, ma che soccombono ad una pesantezza mentale, che fatica a librarsi al di sopra del grigiore aranciato che abbaglia l’occhio.
Guardo la mia conchiglia, ricordo di una spiaggia, ricordo di una libertà senza confini, soggetta solo all’onda che cancella i passi compiuti, perché voltandosi si abbia l’illusione di non avere un indietro su cui rimuginare.
Ed è lì che torno.
E’ a quel mare che consacrerò una promessa, che non sia l’ennesima, illusoria, traditrice di se stessa, come i raggi di sole di oggi.

Oggi è un giorno di estate atipico.

Post parentesi.

Sono in cucina ad aspettare che sia pronta l’acqua per buttarci la pasta e nel mentre fisso lo schermo del pc, così da 5 minuti senza scrivere nulla, fino a questo momento. E nel frattempo un gatto nero guarda me, dal balconcino di fronte acciambellato comodamente su un cuscino.

Ogni tanto ricambio lo sguardo ma fra i due il primo a distogliersene è il mio e quando ci ributto gli occhi lui è ancora a fissarmi con l’aggiunta di quella che mi pare proprio un’espressione fra il sornione altezzoso ed il beffardo.

Dovrei proprio prendermelo in casa un Gatto. Una volta ne avevo uno ma sono passati almeno 30 anni. Mi va di pensare che quel ghignetto beffardo sia ben giustificato dalla consapevolezza che a quest’ora dovevo già essere a mare in Puglia con mia figlia e se non ci sono è perché lunedì ho dovuto fare la seconda seduta dal dentista che mi ha estratto un dente. Tutto grazie alla mia generosissima naturale virtù di avere una altissima sopportazione del dolore, per cui proprio non mi sono accorta che il dente era in condizioni critiche tali che manco la rianimarlo sarebbe servito a qualcosa, finché non sono stata allertata dal pulsare bruciante della gengiva attorno.

E via di impianto.

Lui lo sa.

Lo so.

Ne sono certa.

Dovrei avere un Gatto.

 

 

Fine post parentesi.

 

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Img dal Web

E poi ti ritrovi, in una Notte.

E poi ti ritrovi una Notte a non dormire non per tua figlia che oramai se la dorme tutta  bella di filata ma per qualche sconosciuto motivo che ti tiene sveglia.

Il fumo si alza dal Monte Fato, l’ora è tarda e Gandalf il Grigio cavalca attraverso Isengard in cerca del mio consiglio.

Perché è per questo che sei venuto, non è così? Dì,  mio vecchio amico“.

– il Grigio china il capo – “Saruman“.

Guardo effettivamente la Compagnia dell’Anello, come se il buon Sky percepisse la mia presenza e decidesse di farmi un regalo. Adoro indicibilmente il genere Fantasy e Tolkien in particolare mi ha fatta sua ormai da parecchio. Ho passato estati a divorare i suoi libri, prima che arrivasse la piccola figlia di Odino, calandomi in quelle pagine come fossi uno spettatore invisibile e silenzioso di quelle trame che i miei occhi sapevano vedere perfettamente come fossero cosa fisica.

Le mie letture si sono interrotte con la saga di Dragonlance, i cui libri mi hanno accompagnata per tutta la gravidanza, per poi smettere di leggere per ovvia mancanza di tempo e per le mia amate nuove priorità; tuttavia non ho mai abbandonato la mia propensione alla Fantasia (che incentivo anche in mia figlia) tanto da aver ribattuto il mio tatuaggio aggiungendoci una frase intorno scritta in elfico e mi scopro alle 4 e mezza di mattina uguale a come sapevo di essere fino a qualche tempo fa ovvero con i piedi ben piantati sulla mia bella, confortevolissima nuvola.

Perché mentre il sottofondo del film scorre, la mia mente vaga a luoghi ameni, foreste e boschi verdi e frondosi in cui l’unico rumore che si può sentire è il gorgoglio del ruscello che scorre tra gli alberi, figlio di un fiume in cui sgorgherà soltanto dopo una lunga corsa, carezzata dai ciottoli che sonnecchiano nel suo letto e dai bagliori di una Luna che sull’acqua riflette i suoi raggi, come dita che si infilano flessuose fra i rami carichi di foglie. Al di là di quell’oasi di pace, le luci della cittadella, qualche schiamazzo goliardico di chi a tarda ora s’azzarda fuori dalla taverna ed il rumore di finestre le cui ante si aprono indispettite, perché il padrone di casa possa lamentare il proprio sonno spezzato con una bella secchiata d’acqua sulle teste ubriache.

Mi mancano queste escursioni parallele, mi manca la mia mezzelfa padrona di Magia ed Alchimia e in fondo mi rendo conto che non è mai andata via ma mi ha aspettata con pazienza, fino all’alba di oggi.

Forse dovrebbe un po’ preoccuparmi tutto questo, sebbene lo abbia sempre perfettamente conciliato con il quotidiano senza nulla togliere alle varie responsabilità, forse dovrei accantonare questi luoghi ameni eppure quando ci penso sento una parte di me che si accartoccia mesta su se stessa e mi sussurra: se proprio vuoi uccidermi fallo subito, adesso.

Ma io tergiverso e faccio finta di considerare l’idea, perché non sono un’assassina.

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Gandalf By Farbenfrei©

 

 

Again.

Ho lasciato che avevo il countdown dei miei 40 anni e torno a scrivere che ne ho compiuti 41.
Non è cambiato molto, nemmeno la mia proverbiale latitanza da questo blog. Sono dispersiva, incostante ma mai incoerente. Ed è proprio colpa della mia coerente incoerenza se ancora una volta mi sembra di dover “correggere il tiro”.

Forse cancellerò qualche post che conserverò in una delle milioni di cartelle che ho sul pc, forse cambierò semplicemente template (probabile) di sicuro cercherò di “mettere ordine” ancora una volta.

Again and again and again… (loop)

 

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Img by Ser Web

 

2018

Oh no.

Io non Vi augurerò alcunché.

Siate semplicemente ciò che vorrete essere, uguali o diversi dall’anno precedente non importa. Sono solo propositi, buoni per illudersi che tutto possa essere diverso o migliore, come se quel proposito possa influenzare in qualche modo una serie di eventi che faranno da giustificazione per le cose che ci accadranno, positive o negative che siano.

Siate Voi stessi, questo si.

Siate Demiurgo, siate passivi, siate allegri, siate annoiati, siate depressi ma siate. Sempre e comunque e non per gli altri ma solo per Voi stessi.

Buon 2018.

 

All the lonely people
Where do they all come from?
All the lonely people
Where do they all belong?

– Eleanor Rigby, The Beatles –

Frase del giorno.

Tutto sfugge di mano prima o poi.
Anche solo per un attimo e quell’attimo è fatale.

Certo, magari si può rimediare ma quella certezza che si aveva prima di poter tenere ben salde le redini anche mentre si è impegnati a vivere altro viene scardinata inevitabilmente in favore di una lungimiranza preventiva che calcoli, per la volta successiva, il rischio che possa accadere la fatalità.

Una fatalità che innesca un’altra serie di circostanze di cui proprio non si sentiva il bisogno e che si aggiungono alle cose da dover tenere sotto controllo mentre si cerca di riassestare la mira dello scopo futuro.

La soluzione sarebbe quella di non mettersi nelle condizioni di dover far attenzione che qualcosa non sfugga di mano ma a pensarci bene è una soluzione non applicabile al caso concreto, salvo che non si voglia vivere una vita piatta e senza imprevisti, imprevisti che non vadano necessariamente intesi come negatività ma anche come piccoli grani di pepe che rendono saporito il piatto che ci troviamo davanti.

E a me piace mangiar saporito.

Niente di più, niente di meno.

E niente, siamo in ottobre.

Un ottobre caldo che non ci ha tuttavia risparmiati da una bella influenza che ancora non sembra voler passare.

Non è cambiato molto se non l’inasprimento di una mia personalissima convinzione che trova difficoltà nel trovare risvolto pratico. I cambiamenti sono difficili, soprattutto se sembrano così grandi da aver paura anche di fiatare un: si, si può fare, facciamolo.

Come ieri, la stessa sensazione: la testa viaggia altrove ma non tanto lontana dal medesimo posto. Colpa dell’atmosfera, colpa di una luce ovattata che la concretizza dandomi la sensazione di fusione di ciò che è meramente ricordo di un vissuto e di ciò che è adesso. Come se la distanza materialmente temporale fra l’allora e l’oggi avesse annientato la barriera della differenza sostanziale che mi rendeva nostalgicamente sospirante e non riesco più a vedere quella barriera, come se quel passato finalmente si stesse fondendo con la mia personalità diventandone realmente substrato e lasciandomi spazio per essere quello che avrei voluto essere già da tempo, ora, qui, adesso e non più se fosse o se fossi stata.

Questa non è la mia città eppure lo è. I ricordi che hanno costruito la sensibilità di me stessa altrove danzano ancora ma si proiettano in avanti e non più indietro, come se la rassegnazione di alcune scelte si annullasse in favore di una summa di sensazioni calde e positive che magicamente si adattano all’adesso, a questo posto.

Non mi chiedo più: se tornassi indietro lo rifarei, mi dico invece: allora domani sarà questo e sarà grandioso comunque.

A tutto questo mi ci sto adattando perché mi stranisce ancora sebbene mi lasci sollevata sotto alcuni punti di vista.

Mi rimarrà un tiro da aggiustare: ritrovare la mia solitudine in compagnia, perché per adesso cammino ancora da sola. E non va bene.

Sicuramente per ora: niente di più, niente di meno. Solo che adesso ci vedo un po’ meglio.