23 luglio 2018

conchiglia°
Mi hanno portato una conchiglia.
Dentro canta
un mare di carta.
Il mio cuore
si riempie d’acqua
con pesciolini
d’ombra e d’argento.
Mi hanno portato una conchiglia“.
°°ƒє∂єricσ gαrciα ℓσrcα°°
°

Anche quest’anno è arrivato il momento.
Se sia diverso dall’anno scorso: no, di base non lo è.
Forse due pensieri in più, non di meno.

Oggi è un giorno d’estate atipico o forse non lo è e sono soltanto io a vedere questo cielo grigio riflettere un’ombra poco confortante sui miei pensieri.
Ombrosità.
Svirgolano come volute di fumo in nuvole effimere, dai contorni poco definiti, trafitte da raggi di sole vagabondi ed illusori, che scompaiono poco dopo aver illuminato uno spiraglio fantasma che tosto si evolve in forme evanescenti e a tratti punitive.
Punitive di pensieri che vorrebbero, dovrebbero essere ottimisti, ma che soccombono ad una pesantezza mentale, che fatica a librarsi al di sopra del grigiore aranciato che abbaglia l’occhio.
Guardo la mia conchiglia, ricordo di una spiaggia, ricordo di una libertà senza confini, soggetta solo all’onda che cancella i passi compiuti, perché voltandosi si abbia l’illusione di non avere un indietro su cui rimuginare.
Ed è lì che torno.
E’ a quel mare che consacrerò una promessa, che non sia l’ennesima, illusoria, traditrice di se stessa, come i raggi di sole di oggi.

Oggi è un giorno di estate atipico.

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Post parentesi.

Sono in cucina ad aspettare che sia pronta l’acqua per buttarci la pasta e nel mentre fisso lo schermo del pc, così da 5 minuti senza scrivere nulla, fino a questo momento. E nel frattempo un gatto nero guarda me, dal balconcino di fronte acciambellato comodamente su un cuscino.

Ogni tanto ricambio lo sguardo ma fra i due il primo a distogliersene è il mio e quando ci ributto gli occhi lui è ancora a fissarmi con l’aggiunta di quella che mi pare proprio un’espressione fra il sornione altezzoso ed il beffardo.

Dovrei proprio prendermelo in casa un Gatto. Una volta ne avevo uno ma sono passati almeno 30 anni. Mi va di pensare che quel ghignetto beffardo sia ben giustificato dalla consapevolezza che a quest’ora dovevo già essere a mare in Puglia con mia figlia e se non ci sono è perché lunedì ho dovuto fare la seconda seduta dal dentista che mi ha estratto un dente. Tutto grazie alla mia generosissima naturale virtù di avere una altissima sopportazione del dolore, per cui proprio non mi sono accorta che il dente era in condizioni critiche tali che manco la rianimarlo sarebbe servito a qualcosa, finché non sono stata allertata dal pulsare bruciante della gengiva attorno.

E via di impianto.

Lui lo sa.

Lo so.

Ne sono certa.

Dovrei avere un Gatto.

 

 

Fine post parentesi.

 

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Img dal Web

E poi ti ritrovi, in una Notte.

E poi ti ritrovi una Notte a non dormire non per tua figlia che oramai se la dorme tutta  bella di filata ma per qualche sconosciuto motivo che ti tiene sveglia.

Il fumo si alza dal Monte Fato, l’ora è tarda e Gandalf il Grigio cavalca attraverso Isengard in cerca del mio consiglio.

Perché è per questo che sei venuto, non è così? Dì,  mio vecchio amico“.

– il Grigio china il capo – “Saruman“.

Guardo effettivamente la Compagnia dell’Anello, come se il buon Sky percepisse la mia presenza e decidesse di farmi un regalo. Adoro indicibilmente il genere Fantasy e Tolkien in particolare mi ha fatta sua ormai da parecchio. Ho passato estati a divorare i suoi libri, prima che arrivasse la piccola figlia di Odino, calandomi in quelle pagine come fossi uno spettatore invisibile e silenzioso di quelle trame che i miei occhi sapevano vedere perfettamente come fossero cosa fisica.

Le mie letture si sono interrotte con la saga di Dragonlance, i cui libri mi hanno accompagnata per tutta la gravidanza, per poi smettere di leggere per ovvia mancanza di tempo e per le mia amate nuove priorità; tuttavia non ho mai abbandonato la mia propensione alla Fantasia (che incentivo anche in mia figlia) tanto da aver ribattuto il mio tatuaggio aggiungendoci una frase intorno scritta in elfico e mi scopro alle 4 e mezza di mattina uguale a come sapevo di essere fino a qualche tempo fa ovvero con i piedi ben piantati sulla mia bella, confortevolissima nuvola.

Perché mentre il sottofondo del film scorre, la mia mente vaga a luoghi ameni, foreste e boschi verdi e frondosi in cui l’unico rumore che si può sentire è il gorgoglio del ruscello che scorre tra gli alberi, figlio di un fiume in cui sgorgherà soltanto dopo una lunga corsa, carezzata dai ciottoli che sonnecchiano nel suo letto e dai bagliori di una Luna che sull’acqua riflette i suoi raggi, come dita che si infilano flessuose fra i rami carichi di foglie. Al di là di quell’oasi di pace, le luci della cittadella, qualche schiamazzo goliardico di chi a tarda ora s’azzarda fuori dalla taverna ed il rumore di finestre le cui ante si aprono indispettite, perché il padrone di casa possa lamentare il proprio sonno spezzato con una bella secchiata d’acqua sulle teste ubriache.

Mi mancano queste escursioni parallele, mi manca la mia mezzelfa padrona di Magia ed Alchimia e in fondo mi rendo conto che non è mai andata via ma mi ha aspettata con pazienza, fino all’alba di oggi.

Forse dovrebbe un po’ preoccuparmi tutto questo, sebbene lo abbia sempre perfettamente conciliato con il quotidiano senza nulla togliere alle varie responsabilità, forse dovrei accantonare questi luoghi ameni eppure quando ci penso sento una parte di me che si accartoccia mesta su se stessa e mi sussurra: se proprio vuoi uccidermi fallo subito, adesso.

Ma io tergiverso e faccio finta di considerare l’idea, perché non sono un’assassina.

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Gandalf By Farbenfrei©

 

 

Again.

Ho lasciato che avevo il countdown dei miei 40 anni e torno a scrivere che ne ho compiuti 41.
Non è cambiato molto, nemmeno la mia proverbiale latitanza da questo blog. Sono dispersiva, incostante ma mai incoerente. Ed è proprio colpa della mia coerente incoerenza se ancora una volta mi sembra di dover “correggere il tiro”.

Forse cancellerò qualche post che conserverò in una delle milioni di cartelle che ho sul pc, forse cambierò semplicemente template (probabile) di sicuro cercherò di “mettere ordine” ancora una volta.

Again and again and again… (loop)

 

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Img by Ser Web

 

2018

Oh no.

Io non Vi augurerò alcunché.

Siate semplicemente ciò che vorrete essere, uguali o diversi dall’anno precedente non importa. Sono solo propositi, buoni per illudersi che tutto possa essere diverso o migliore, come se quel proposito possa influenzare in qualche modo una serie di eventi che faranno da giustificazione per le cose che ci accadranno, positive o negative che siano.

Siate Voi stessi, questo si.

Siate Demiurgo, siate passivi, siate allegri, siate annoiati, siate depressi ma siate. Sempre e comunque e non per gli altri ma solo per Voi stessi.

Buon 2018.

 

All the lonely people
Where do they all come from?
All the lonely people
Where do they all belong?

– Eleanor Rigby, The Beatles –

Frase del giorno.

Tutto sfugge di mano prima o poi.
Anche solo per un attimo e quell’attimo è fatale.

Certo, magari si può rimediare ma quella certezza che si aveva prima di poter tenere ben salde le redini anche mentre si è impegnati a vivere altro viene scardinata inevitabilmente in favore di una lungimiranza preventiva che calcoli, per la volta successiva, il rischio che possa accadere la fatalità.

Una fatalità che innesca un’altra serie di circostanze di cui proprio non si sentiva il bisogno e che si aggiungono alle cose da dover tenere sotto controllo mentre si cerca di riassestare la mira dello scopo futuro.

La soluzione sarebbe quella di non mettersi nelle condizioni di dover far attenzione che qualcosa non sfugga di mano ma a pensarci bene è una soluzione non applicabile al caso concreto, salvo che non si voglia vivere una vita piatta e senza imprevisti, imprevisti che non vadano necessariamente intesi come negatività ma anche come piccoli grani di pepe che rendono saporito il piatto che ci troviamo davanti.

E a me piace mangiar saporito.

Niente di più, niente di meno.

E niente, siamo in ottobre.

Un ottobre caldo che non ci ha tuttavia risparmiati da una bella influenza che ancora non sembra voler passare.

Non è cambiato molto se non l’inasprimento di una mia personalissima convinzione che trova difficoltà nel trovare risvolto pratico. I cambiamenti sono difficili, soprattutto se sembrano così grandi da aver paura anche di fiatare un: si, si può fare, facciamolo.

Come ieri, la stessa sensazione: la testa viaggia altrove ma non tanto lontana dal medesimo posto. Colpa dell’atmosfera, colpa di una luce ovattata che la concretizza dandomi la sensazione di fusione di ciò che è meramente ricordo di un vissuto e di ciò che è adesso. Come se la distanza materialmente temporale fra l’allora e l’oggi avesse annientato la barriera della differenza sostanziale che mi rendeva nostalgicamente sospirante e non riesco più a vedere quella barriera, come se quel passato finalmente si stesse fondendo con la mia personalità diventandone realmente substrato e lasciandomi spazio per essere quello che avrei voluto essere già da tempo, ora, qui, adesso e non più se fosse o se fossi stata.

Questa non è la mia città eppure lo è. I ricordi che hanno costruito la sensibilità di me stessa altrove danzano ancora ma si proiettano in avanti e non più indietro, come se la rassegnazione di alcune scelte si annullasse in favore di una summa di sensazioni calde e positive che magicamente si adattano all’adesso, a questo posto.

Non mi chiedo più: se tornassi indietro lo rifarei, mi dico invece: allora domani sarà questo e sarà grandioso comunque.

A tutto questo mi ci sto adattando perché mi stranisce ancora sebbene mi lasci sollevata sotto alcuni punti di vista.

Mi rimarrà un tiro da aggiustare: ritrovare la mia solitudine in compagnia, perché per adesso cammino ancora da sola. E non va bene.

Sicuramente per ora: niente di più, niente di meno. Solo che adesso ci vedo un po’ meglio.

– 44

Ed eccomi qua, immersa nel mio solito pessimismo ancestrale dopo un lungo periodo di astinenza dalla penna.

Il tira e molla della vita continua il suo movimento perpetuo (ed in un certo senso dovrei esserne grata) eppure non sono in grado di sopportare questi alti e bassi fra cui si inframezzano le mie azioni sebbene, con tutta ovvietà, siano proprio esse a determinarne oscillazione.

Mi ritrovo ancora sola seduta su uno sgabello del mio personalissimo “Roxi Bar” mentale, sgranocchiando pezzi di uova kinder e rimuginando di quanto sia contraddittoria la mia voglia di Southern Comfort quando ogni volta che esco spendo denaro su denaro per mille cose, comunque sempre e solo utili, tranne che per questo desiderio.

Il mio piccolo grande miracolo si è addormentato quindi ho circa un’ora solo per me, per chiudermi in questo confessionale dalle tende rosso porpora in cui, dall’altra parte ad ascoltare, c’è il mio Io.

Questo Io ultimamente fa finta di essere saldo ed imperturbabile, esponendo nella vetrina saldi di coraggio per il mio giovane vecchio Ego di modo che, quando si guarda allo specchio, veda sempre nei propri occhi una scintilla di nuove possibilità da indossare, modellandone le forme in base alla figura che vedono riflessa.

Questa primavera è strana, o forse no, di sicuro nell’Anima fa caldo, a volte assomigliando ad un Inferno simil dantesco, con figure, alcune amene, che danzano sorridendo fra le fiamme, attorno ad una maschera pirandelliana che cambia volto ad ogni cambio di prospettiva.

Che cosa volevo dire? uhm, non lo so.

Tra 44 giorni saranno 40 e l’unica cosa che mi fa sorridere è che fondamentalmente sono sempre la stessa, che accusa la propria mancanza di capelli bianchi ed il proprio personalissimo strano gene ereditato non si sa da chi (dopo aver visto le analisi genetiche i miei ancora se lo chiedono), per la voglia di indossare ancora i suoi 25 anni e di piantarsi a guardare le serie Marvel davanti alla tv, evitando come la peste tutti i programmi gossippari degenerati nel trash del trash, con le loro labbra a culo di gallina, le tette rifatte ed il sedere fasciato in indecenze da paura.

Ma in fondo, mio caro Io, che male c’è? Dimmelo, che male c’è se nonostante questo maledetto pessimismo non ho alcuna voglia di arrendermi al negativo?

E facciamocelo sto orgoglioso sorriso vaH.

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#2 Sentieri. Foto e Parole.

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Esistono cammini senza viaggiatori. Ma vi sono ancora più viaggiatori che non hanno i loro sentieri.

Gustave Flaubert, Lettere a Louise Colet

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#1 Foto e Parole

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Ci sono momenti in cui la solitudine ha bisogno di sentirsi protetta.
Chinare il capo in un silente preghiera, nell’innocenza della semplicità.

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